Dopo il FESTIVAL di SANREMO 2005, con il brano “CI VUOLE K”, con impegno e amore per la musica di genere pop - rock i “CONCIDO” tornano con l’Album “SORRIDI”, mostrando
la loro vera anima fatta di parole, di melodie e di suoni senza tempo.
I brani dei “CONCIDO” sono coinvolgenti, colmi di poesia, di emozioni e di verità che sanno narrarci, ma non solo questo: esprimono esperienze di vita comune in cui riecheggiano atmosfere di avvolgente sensualità.
Le tematiche affrontate dalla band sono come una lunga strada che parte dal passato, attraversa
il presente e si orienta verso il futuro.
Nell’ultimo album si sviscera l’infanzia, l’adolescenza fino ad arrivare alla maturità... parlando
di genitori, figli, amore e guerre, senza perdere mai una indispensabile dose di entusiasmo e di ottimismo, qualità fondamentali per chi sceglie di vivere di pura arte.
Per parlare dell'album dei CONCIDO abbiamo chiesto l'intervento di Maria Giovanna Farina, filosofa ed esperta di Analisi della Comunicazione, che ci ha fornito un lusingante parere sui messaggi contenuti nei testi delle canzoni.
“SORRIDI!” “SORRIDI!” “SORRIDI!”
Possiamo definire questo Album un percorso di esperienze che conduce, venendo dal passato e camminando nel presente, ad un futuro migliore.
“SORRIDI” è il brano che dà il titolo all'intero lavoro dei CONCIDO, da lì emerge
il bisogno di liberarsi da tutto ciò che l’educazione ha trasmesso come il “dover sorridere a tutti i costi”. Fino a non poco tempo fa, prima dei reality televisivi, era auspicabile non mostrare le lacrime in pubblico per il loro essere ritenute segno di debolezza specialmente in un maschio. Questo ripetere “sorridi” non è un incitamento ad esternare l’allegria interiore espressa da un volto raggiante, ma una denuncia di come dietro tale volto si nasconda troppo spesso un dolore inconfessato che desidera essere riconosciuto. “SORRIDI” diventa la maschera sociale che, con questa canzone, i CONCIDO desiderano gettare via. Con questo interessante lavoro discografico dalle sonorità rassicuranti, il gruppo aiuta i giovani a sperare in un futuro di libertà emotiva per non dover nascondere mai più i veri sentimenti.
Il brano L'immaginabile “...spuntare un fiore nel deserto, le rane piovere dal cielo” testimonia il saper immaginare oltre l'ipotizzabile. Solo chi va oltre con l'immaginazione riesce a raggiungere i propri obbiettivi perché non si ferma ai primi passi ma prosegue il cammino anche sui sentieri più difficilmente praticabili, mosso da un'indispensabile forza trainante senza la quale è difficile raggiunge il traguardo. In un epoca in cui i giovani sembrano abbandonarsi all’oblio delle sostanze velenose, il brano dà un messaggio forte e utile per recuperare nuovi ideali in cui credere. E finalmente ritornare “liberi di esser vivi per non sentirsi mai più soli...”.
Il lavoro si chiude con La mia prigione che è anche un resoconto, il punto d’arrivo di chi ha fatto pulizia di tutto ciò che pesa nell’anima ed ora è capace, senza più catene, di compiere la propria scelta. “La voglio vivere questa vita rimasta innocente, la voglio scegliere tra sorrisi e lacrime”. È un affermare con determinazione la propria volontà di sorridere o di piangere senza lasciarsi condizionare da alcuna convenzione.
Maria Giovanna Farina (filosofa e analista della Comunicazione - www.mariagiovannafarina.it) |